Introduzione

  


Queste pagine sono dedicate a tutti coloro che durante la Seconda Guerra Mondiale, prestarono servizio nelle batterie della Spezia, sacrificando anche la loro vita in difesa della flotta italiana e della città.


Napoleone definì il Golfo della Spezia come il più bello del mondo, ma durante gli ultimi due secoli ('800 - '900), fu anche uno dei più difesi e protetti da fortificazioni. Fu proprio durante il periodo napoleonico che iniziarono i primi studi sulla costruzione di una base navale nel Golfo dei Poeti, ma concretamente il via ai lavori fu dato solamente più tardi, su idea del ministro piemontese Camillo Benso Conte di Cavour.
Inizialmente si dovettero superare gli ostacoli frapposti dai genovesi i quali non erano certo favorevoli alla perdita della propria base militare, ma la struttura del Golfo spezzino era così congeniale che in poco tempo il ministro piemontese riuscì a fare approvare i primi progetti, (1853), per la costruzione della base, che avrebbe ospitato la flotta, dell'ormai prossimo Regno d'Italia.
I lavori ebbero inizio nel 1862, sotto la direzione del generale del Genio Domenico Chiodo, vero e proprio ideatore del progetto definitivo della piazzaforte.
L'arsenale della Spezia fu inaugurato il 28 agosto del 1869, e da quel giono il destino della città fu segnato in modo emblematico: da borgo con poco più di diecimila abitanti, in alcuni decenni arrivò ad averne oltre centomila, e potè ospitare fra le sue acque una delle flotte più prestigiose del mondo.
Il progetto del generale Chiodo vide l'Arsenale ubicato nella piana di Marola S. Vito, verso ponente, su una zona situata in parte sulla terra ferma ed in parte su un'altra recuperata dal mare utilizzando il materiale ricavato dalle escavazioni. A lavori ultimati, queste saranno le maggiori opere realezzate: 2 bacini di carenaggio, 2 scali di costruzione, i muri di sponda delle darsene, la veleria nello splendido edificio oggi chiamato Pio Marta, le officine fabbri, artiglieria e carpenteria, 2 bacini, 23 edifici di vario genere, l'ospedale militare, il ponte girevole, la gru idraulica da 160 ton., la caserma dei reali equipaggi e il collegamento alla rete ferroviaria, oltre a tantissime altre opere difficilmente elencabili. Il porto della Spezia divenne, quindi, la principale base navale italiana, nella quale, all'epoca, venivano costruiti gli stessi mezzi navali. Il primo sommergibile italiano il Delfino, ad esempio, fu costruito alla Spezia nel 1896, così come molte altre unità tra le quali le corazzate Dandolo(1878), Doria(1883), Roma(1907), o gli incrociatori Palestro, Carlo Alberto e Montebello.
La presenza della flotta e di tutte le installazioni sopra citate necessitava, dunque, di un'adeguata difesa, sia verso il fronte marittimo che verso quello terrestre, si iniziò pertanto di pari passo con la costruzione dell'Arsenale, anche quella delle fortificazioni.
Il Golfo spezzino, come noto, è racchiuso da imponente cerchia di monti e colline, le quali forniscono già di per se stesse un'ottima difesa da incursioni nemiche; proprio sulla sommità di tali alture vennero ubicati a partire dalla seconda metà dell'800 maestosi forti e batterie al fine di impedire qualsiasi atto nemico, e la città venne protetta da una cinta di mura.
Lo studio di queste opere, che per quasi cent'anni, difesero egregiamente la flotta italiana, i suoi marinai e tutta la città della Spezia, costituisce l'oggetto principale di questa sezione del nostro sito; senza dimenticare, però, che tali fortificazione sono ubicate in siti meravigliosi sia dal punto di vista paesagistico che naturale.

Avv. Cesare Bruzzi Alieti

  Foto

  

Foto 1 - Tratto mura di cinta della città

  

Foto 2 - Porta Isolabella

  

Foto 3 - Porta Castellazzo

  

Foto 4 - Veduta del Golfo

  

Foto 5 - Porta Isolabella vista dall'interno

  

Foto 6 - Veduta entrata Arsenale