Storia

  

"Il destino della Spezia è evidente. Sarà il grande Arsenale Marittimo Italiano, siccome in luogo più di ogni altro capace di contenere la flotta non solo, ma che più forse d'ogni altro si presta per una difesa efficace della medesima"
Vincenzo Gioberti

  

La presenza di fortificazioni nel Golfo della Spezia, non inizia certamente nel 1800, si possono, infatti, ancora oggi ammirare numerosi castelli e opere risalenti al periodo della Repubblica genovese, (ben documentati in questo sito); una delle più suggestive è ad esempio la Torre Scola, (vedi foto), piccolo baluardo posto sopra uno scoglio vicino all'isola Palmaria, edificata al principio del secolo XVII. Le difese, invece, degli ultimi due secoli videro la loro nascita in concomitanza con quella dell'Arsenale militare, e cioè a partire dalla secondà metà del XIX secolo, e verso la fine dello stesso si potè dire conclusa la sua prima fase, cioè quella predisposta per i possibili pericoli dell'epoca. Le batterie e i forti costruiti in quegli anni avevano due scopi differenti: alcune postazioni erano predisposte per la difesa verso il mare, altre per quella verso il fronte terrestre, ma esistevano anche fortificazioni con doppio compito.

  

Batterie fronte mare 1800

Un'opera di difesa passiva, la più imponente fu la costruzione della diga foranea, la quale aveva come compito quello d'impedire l'entrata nel Golfo di navi nemiche, oltre alla protezione dalle onde durante le mareggiate. La diga, presente ancora oggi, si estende dalla punta S.Maria sul lato occidentale, fino alla punta di S. Teresa su quello orientale, proprio in corrispondenza di tali promontori sono collocati due varchi, i quali erano battuti dal tiro delle batterie poste nelle vicinanze. La diga fu costruita in circa sei anni dal 1873 al 1879, è lunga 3000 metri circa, ed ha una profondità media di oltre 12 metri, furono necessari oltre 16 mila viaggi per il trasporto di tutto il materiale necessario. Passando , invece, alle fortificazioni antinave vere e proprie, esse vanno distinte in due "classi": quelle che avevano per obiettivo la corazzatura delle navi nemiche, cioè lo scafo vero e proprio, e quelle, invece, che avevano quale bersaglio il ponte delle unità navali. Le prima erano dotate di cannoni dal tiro teso, mentre le seconde di obici dal tiro curvo. Le difese costiere dovevano avere precise caratteristiche: un notevole avanzamento verso il mare al fine di poter battere tutto lo specchio d'acqua antistante, potenza di fuoco uguale o superiore a quella delle navi, defilamento dal tiro delle unità nemiche, protezione da eventuali attacchi via terra, e resistenza al tiro navale. Inoltre dovevano avere un'estensione dei settori orizzontali di tiro per permettere di colpire qualsiasi punto dello specchio d'acqua. I pezzi antinave della piazzaforte spezzina, infatti, riuscivano a battere tutto lo specchio acqueo davanti al Golfo, e sarebbe stato molto difficile poter attacare la base indisturbati e senza subire notevoli perdite. Vediamo quali erano le batterie antinave nella seconda metà dell'800, partendo dal lato orientale: 1)batteria Chinca a Maralunga; 2) forte S.Teresa bassa; 3) forte S. Teresa alta; 4) forte dei Piannelloni; 5) batteria Falconara; 6) batteria dei Cappuccini e Molino a Vento, 7) batteria Pezzino basso; 8) forte Pezzino alto; 9) batteria Varignano; 10) Forte S. Maria; 11) batteria della Castagna; 12) Forte Muzzerone; 13) forti Castellana e cave della Castellna; 14) forte Cavour (isola Palmaria); 15) batteria Semaforo (isola Palmaria); 16) batteria Carlo Alberto (isola Palmaria); 17) batteria Umberto I (isola Palmaria); 18) pontoni armati nei pressi della diga (Castore e Polluce).

  

Batterie fronte terra 1800

Il fronte verso terra era anch'esso efficacemente difeso da un elevato numero di forti e batterie, le quali dovevano impedire qualsiasi attacco da parte di fanterie e truppe nemiche, resistendo ad oltranza anche ad un eventuale assedio della città della Spezia. Proprio la città era protetta da una cerchia di mura, con cinque aperture due delle quali ancora esistenti, (Porta Isolabella e Castellazzo), mentre le altre tre sono state purtroppo eliminate (Porta Genova, Porta Pegazzano, e Rocca); tutta la cerchia di mura era difesa con pezzi di artiglieria e con mitragliatrici, (104 pezzi, 30 mitragliatrici), ogni varco di entrata in città (Termo, Buonviaggio, Foce), era inoltre difeso da casamatte e postazioni di fucileria. Le fortificazioni, sulle alture erano circa venti, quasi tutte ancora in vita, elenchiamoli partendo da occidente: 1)forte Castellana (doppio compito); 2)forte Bramapane; 3) forte Parodi; 4) forte Macè; 5) opera mista Castellazzo; 6) forte Castellazzo, 7) forte Buonviaggio; 8) forte Motalbano (Foto a sinistra); 9) forte Bastia; 10) batteria val di Lochi; 11) batteria Fresonara; 12) forte Canarbino; 13) forte Rocchetta; 14) forte Bastione.

  

'900

Alla fine del 1800, la difesa del Golfo comprendeva circa 600 bocche da fuoco, che rendevano la base spezzina una delle più protette al mondo. Nel secolo XIX nessun attacco venne sferrato contro La Spezia, e in vista delle nuove esigenze all'inizio del 1900, si incominciarono i lavori per l'edificazione di nuove strutture difensive. Con lo scoppio però della I^ guerra mondiale, la piazzaforte si trovò lontana dal conflitto e pertanto molti pezzi di artiglieria furono smontati e trasportati vicino al fronte, dove risultarono certamente più utili. Terminata vittoriosamente la guerra, come detto, si rese necessario un grande ammodernamento del sistema difensivo anche alla luce delle nuove esigenze antiaeree. Il forte di Montemarcello chiamato D. Chiodo, in onore del grande pregettista dell'arsenale, fu una delle prime nuove difese installate sulle alture spezzine, successivamente a partire dagli anni '20, vennero costruite molte altre batterie, e convertite quelle del fronte terra in funzione contraerei. La batteria del monte S. Croce (vedi foto a destra), ad esempio, insieme con quelle di Cadimare, di Montepertico, del monte Viseggi, di Baccano e dell'Isola del Tino, andarono ad incrementare notevolmente la potenza di fuoco della piazzaforte. I bombardamenti aerei costituivano un nuovo nemico da fronteggiare, probabilmente più insidioso di quello navale; sulla sommità di tutte le alture più elevate, la quota massima fu raggiunta dalla batteria del monte Verrugoli m. 700, vennero collocate, infatti, postazioni antiaeree, dotate in media di quattro cannoni ciascuna; tali batterie erano affidate ad uomini della Milmart (Milizia Artiglieria Marittima), della Regia Marina ed alcune a soldati del Regio Esercito, si stima in circa 4000 il numero dei militari addetti alle fortificazioni della base.

  

Seconda Guerra Mondiale

Alla vigilia della seconda Guerra Mondiale, la Piazza era protetta da un'imponente sistema di forti e batterie: oltre 100 pezzi antiaerei, e più di 50 fra cannoni ed obici antinave, senza contare le mitragliere dai 40 ai 13 mm, e tutti i pezzi presenti sulle navi alla fonda nel porto. All'inizio del 1943 furono posizionate anche 6 batterie Krupp da 88 mm. per un totale di 24 ottimi cannoni. Alla data del 10 guigno 1940, la base era da considerarsi estremamente protetta, e dotata di armamenti non inferiori al nemico. Il primo vero e proprio allarme aereo sulla città, salvo rari sorvoli di apparecchi ricognitori, avvenne la notte tra il 2 ed il 3 settembre 1940, ma l'esordio della contaerea fu in data 9 febbraio 1941. Durante i primi due anni di conflitto i danni arrecati alla base furono di lieve entità, sia per l'egregio lavoro delle batterie, sia perchè gli inglesi partivano da basi lontane, e fino a questo momento cercavano di colpire solamente obiettivi militari o strategici. Ad ogni bombardamento, una moltitudine di uomini entrava in combattimento a difesa della base e della città: militari delle batterie, degli impianti fotoelettrici, dei centri di rilevamento degli aerei, dei reparti nebbiogeni, operavano sotto il costante pericolo dello scoppio delle bombe nemiche, e molti di loro purtroppo sacrificarono la loro vita durante i vari attacchi subiti in circa 5 anni.

  

Purtroppo a causa dell'avanzare degli anglo-americani, in Africa del nord, le basi di partenza dei bombardieri si avvicinarono di molto, ed il loro numero, a seguito dell'entrata in guerra degli Stati Uniti, aumentò a dismisura. Ad esempio il giorno 14 aprile 1943, con il nemico già in Tunisia, ben 198 aerei attaccarono La Spezia; di fronte ad una tale quantità di apparecchi le difese del Golfo fecero il possibile, ma molti danni e vittime si registrarono in città. In quella data furono abbattutti 3 quadrimotori anglo-americani, mentre il giorno 19 di aprile altri 6 vennere distrutti. In questa fase della guerra cambiò anche la strategia degli attaccanti, i quali avevano come obiettivo quello di distruggere la città nella sua totalità senza distinzione tra zone militari o civili: lo scopo era quello di annientare lo spirito e la resistenza della popolazione. Pertanto venne molto a cambiare anche la possibilità di difesa, ma le batterie operarono sempre all'altezza, tanto che altri e numerosi furono gli aerei nemici abbattutti, senza contare che lo scopo delle batterie era anche quello di sbarramento, cioè ostacolare il lancio delle bombe ed impedire il sorvolo delle zone strategicamente importanti. Fino a quando il conflitto si svolse nei canoni "normali" l'apparato difensivo resse bene, quando, invece, si arrivò all'assurdo, molti danni non poterono essere impediti. E' importante ricordare, però, che la città della Spezia, a differenza ad esempio di Genova o Savona, non subì mai un attacco navale in tutta la durata del guerra, cosa che accadde nelle due città sopra citate, le quali purtroppo dovettero subire tremende distruzioni, causa i cannoneggiamenti navali, durante i quali molte persone innocenti persero la vita. La Spezia, invece, non fu mai violata dal mare, grazie senza dubbio al timore che incutevano le difese della base ligure. La giornata dell'8 settembre 1943, provocò anche alla Spezia il quasi disfacimento totale dell'apparato militare italiano, solo due reparti rimasero ai loro posti continuando la guerra a fianco dell'alleato tedesco: la famosa X^ Mas, (vedi scheda forte del Varignano), ed il reparto antiaereo del centurione Amerio. Questo ufficiale era al comando della batteria Il Monte sulle alture della città, dotata di pezzi da 102/35 mm., e alla data dell'armistizio non sciolse il reparto, ma cercò di organizzare la difesa di tutta la base, tanto che il 20 settembre, a soli sette giorni dal tracollo generale, i suoi uomini entrarono in azione contro una formazione di quadrimotori nemici danneggiandone diversi. Nei mesi successivi vennero piano piano riorganizzate tutte le batterie, anche con il contributo di soldati tedeschi; questo fu anche il periodo della costruzione del cosidetto Vallo Ligure, cioè della linea difensiva predisposta nel timore di un possibile sbarco anglo-americano in Liguria. Furono predisposti bunker, casematte, e difese di ogni tipo lungo tutta la costa, molte delle quali ancora presenti ai giorni d'oggi (vedi foto), posizionate in punti strategici o sulla riva delle spiagge.

  

Quando il fronte si venne a stabilizzare lungo la linea Gotica, anche le batterie della Spezia si vennero a trovare nella zona del fuoco, ed in particolare la batteria di Punta Bianca, armata con cannoni da 152 mm., i quali battevano incessantemente le linea nemiche a ridosso di Massa Carrara. Gli americani tentarono moltissime volte di rendere inoffensivi i pezzi di Punta Bianca, sparando nel complesso oltre 21.000 colpi, ma mai riuscirono a colpirla, tanto era protetta e difesa. Gli ultimi mesi del 1944 e del 1945, videro costantemente impegnate le batterie contro le incursioni aeree nemiche, fino a quando il giorno 24 aprile del 1945 la piazzaforte si dovette arrendere. L'ultima postazione a rispondere al fuoco fu quella di S.Teresa, dove i proiettili furono sparati tutti fino all'ultimo per non lasciarli in mano al nemico; quando gli abitanti di Lerici videro che la batteria non sparava più capirono che la guerra era ormai terminata. La fine del conflitto segna anche quella delle batterie del Golfo le quali vennero smantellate a seguito delle imposizioni del trattato di pace. Al giorno d'oggi restano ancora quasi tutte le batterie e i forti, alcuni ancora in buono stato, altri ridotti a ruderi, ma tutti testimoniano il passato glorioso della città della Spezia, e degli uomini che vi servirono in armi la Patria.

  

Galleria di Foto

  

Foto 1 - L'incrociatore Gorizia esce dalle acque del Golfo, (9 maggio 1935), sullo sfondo si vedono i monti sui quali erano posizionate le batterie. Foto tratta dal libro: "In Mediterraneo potevamo mettere in ginocchio l'Inghilterra", di Teucle Meneghini - Ed. Schena, 1999.

  

Foto 2 - Navi da guerra presenti alla fonda nel Golfo, in una vecchia immagine dei primi del '900.